PREMIO VASTO

d'Arte contemporanea

Biennale di Arte e Critica d'Arte. Memorie d'Avanguardia

Saggio inedito e rassegna collettiva Memorie di avanguardia (sull’arte italiana degli anni ’60 e ’70), a cura di Claudio Cerritelli.

L’idea di avanguardia ha affascinato i miei studi fin dalle frequentazioni universitarie a Bologna diventando ben presto il nucleo di riflessione per il progetto di una tesi che ne prendesse in esame le contraddizioni più che le definizioni o classificazioni. Dal 1977 questo interesse ha accompagnato costantemente sia il lavoro sulle fonti storiche sia quello sull'attualità delle arti, incrociando diversi aspetti e preoccupazioni, problemi teorici e verifiche iconografiche.
Si è sempre trattato di comprendere la difficoltà di studiare d'avanguardia come problema teorico e contestuale alle altre forme artistiche, dunque come un'idea costitutiva della nozione di arte contemporanea. Ecco allora che mi pare di poter affidare a questo fantasma di libro il compito di raccogliere le prime tracce di un lavoro ancora tutto da fare, selezionare, filtrare, le cui idee sono per lo più idee di altri studiosi, come è naturale che sia, ripensate e aggiustate verso una prospettiva di verifica complessiva della nozione di avanguardia.
Trovano quindi spazio in questa raccolta un testo di accompagnamento ad una mostra sull’ arte d'avanguardia degli anni sessanta e settanta, quindi il saggio a cui si è voluto benevolmente assegnare il XXII Premio Vasto di Arte e critica d'arte, e altre ricerche di natura diversa che tuttavia rispondono ad una costante interrogazione intorno alle forme di avanguardia contemporanea. Questi studi sono legati alla discussione sulla figura dell'artista oppure ai temi iconografici o ancora a figure di singoli artisti che oscillano tra razionalità ed emozione, tra utopia e disincanto.
Ho pensato anche di riproporre alcune interviste contenute nella mia tesi di laurea perché ritengo un segno significativo sia della mia formazione critica sia dell'intelligenza stimolante dei loro autori.
Mi è caro dedicare questo lavoro a Nicola e a Sem.